Chi arriva a Pescia per la prima volta sente spesso chiamarla la città dei fiori. Non è un'etichetta turistica: per buona parte del Novecento la floricoltura e il commercio dei fiori, in particolare del garofano, sono stati il motore dell'economia cittadina e hanno portato il nome di Pescia ben oltre i confini della Toscana. È una storia relativamente recente, che si legge ancora oggi nel paesaggio e in due edifici molto particolari.
Prima dei fiori: gelsi, seta e carta
Per secoli l'economia della valle del fiume Pescia si è basata su altre attività. La zona era nota per la coltivazione dei gelsi, le cui foglie nutrivano i bachi da seta, e per le cartiere che sfruttavano la forza dell'acqua lungo il torrente, una tradizione che raccontiamo nell'articolo sulle cartiere della Valleriana.
Nei primi decenni del Novecento, però, la produzione della seta e quella della carta entrarono in crisi. Il territorio cercò una nuova strada e la trovò nell'agricoltura specializzata: prima con la produzione di piante di olivo, poi sempre più con i fiori, e in particolare con i garofani.
La nascita del mercato
Con la crescita della produzione nacque l'esigenza di un luogo dove vendere i fiori. Già negli anni Venti fu realizzata in città una tettoia coperta destinata alla distribuzione dei fiori, un primo vero mercato. Il settore continuò a espandersi e, nel dopoguerra, quella struttura divenne insufficiente.
Il Mercato dei Fiori Vecchio, un'opera di architettura
Nell'autunno del 1949 il Comune di Pescia bandì un concorso nazionale per una piazza coperta da destinare a mercato di fiori, ortaggi e frutta, nel nuovo quartiere di San Michele, tra il centro e la stazione, lungo via Amendola. Vinse il progetto presentato con il motto «Quadrifoglio» dagli architetti Leonardo Savioli, Leonardo Ricci e Giuseppe Giorgio Gori, con l'ingegnere Emilio Brizzi.
Il cantiere si aprì nel 1950 e la struttura fu completata nel 1951. Il suo elemento più riconoscibile è la grande volta a catenaria in calcestruzzo, lunga circa 73 metri e larga circa 24, sorretta da costole laterali: una copertura leggera e luminosa che è considerata un esempio significativo dell'architettura italiana del secondo dopoguerra. Sotto quella volta, per quasi quarant'anni, si è svolto il commercio dei fiori pesciatini.
Dopo un lungo periodo di abbandono, il Comune ha recuperato l'edificio, che oggi è tornato a vivere come spazio polivalente per eventi e mercati. Vale la pena passarci anche solo per alzare lo sguardo e osservare la volta: dalla casa si raggiunge facilmente, anche con una delle biciclette a disposizione degli ospiti.
Il nuovo mercato dei fiori
Negli anni Settanta la crescita del settore richiese uno spazio ancora più grande. Il Comune di Pescia e il Ministero dell'Agricoltura promossero un nuovo concorso nazionale e il progetto scelto, a cui lavorò ancora Leonardo Savioli, prevedeva una struttura modulare e flessibile. I lavori iniziarono nel 1975 e, dopo diversi ritardi, il nuovo mercato entrò in funzione nel 1988.
Il complesso, a lungo conosciuto come Comicent, è oggi di proprietà del Comune ed è sede del Mefit, il Mercato dei Fiori della Toscana, dove si svolge il commercio all'ingrosso di fiori e piante. È un mercato professionale, pensato per gli operatori del settore: più che una meta di visita, è la testimonianza di quanto il fiore conti ancora nell'economia della zona.
La città dei fiori oggi
Nel tempo il settore è cambiato, ma il legame di Pescia con i fiori resta forte, e si rinnova anche con le manifestazioni dedicate: le trovate raccolte nella nostra guida agli eventi della città dei fiori, e se volete vedere il territorio nel suo momento più fiorito leggete l'articolo sulla primavera a Pescia. Per date e programmi aggiornati di mercati ed eventi fate sempre riferimento ai canali ufficiali del Comune di Pescia.
Dormire nella città dei fiori
Casa Nonno Dino è a Pescia, con giardino, parcheggio privato gratuito e 2 biciclette gratuite per scoprire la città e i suoi luoghi con calma.