A nord di Pescia la valle si stringe e sale verso la Valleriana, la zona collinare delle Dieci Castella che lo storico Sismondi, per la somiglianza con i paesaggi della sua terra, soprannominò Svizzera pesciatina. Qui, lungo il corso del torrente Pescia, per secoli si è prodotta la carta. È una storia fatta di acqua, pietra e mani esperte, che si può ancora toccare con mano a pochi chilometri dalla città.
Una tradizione di secoli
La produzione della carta nel territorio pesciatino è documentata dalla fine del Quattrocento. Le cartiere sorgevano a monte della città, dove la valle offriva quello che serviva: acqua abbondante e pulita e la forza per muovere i macchinari.
La svolta arrivò nel Settecento, quando il granduca Francesco Stefano di Lorena abolì la privativa sulla carta. Le cartiere pesciatine crebbero fino a superare per numero e importanza quelle di Colle di Val d'Elsa, e nell'Ottocento Pescia divenne il più importante centro di produzione cartaria del Granducato di Toscana. Ancora oggi, nelle valli della Valleriana, alcune cartiere sono attive.
Il torrente Pescia e le gore
Il segreto di questa industria era l'acqua. Le cartiere utilizzavano come forza motrice le acque del torrente Pescia, deviate attraverso una fitta rete di canali chiamati gore. L'acqua, incanalata e condotta fino agli opifici, azionava i magli che battevano gli stracci fino a ridurli in pasta, la materia prima della carta fatta a mano.
Risalendo la valle si incontrano ancora edifici in pietra, briglie e canali che raccontano questo passato produttivo. Molti antichi percorsi dei lavoratori sono oggi recuperati nella Via della Carta, una rete di sentieri e strade selciate che collega Pescia e Villa Basilica: fino alla metà del Novecento erano le vie usate dai cartai e dagli operai per raggiungere il lavoro tra una valle e l'altra.
Il Museo della Carta di Pescia
Il luogo migliore per capire questa storia è il Museo della Carta di Pescia, a Pietrabuona, il primo dei borghi delle Dieci Castella, a circa 3 chilometri dalla città. Nato negli anni Novanta per iniziativa di un'associazione che riunisce privati, associazioni ed enti pubblici, il museo ha lo scopo di conservare e tramandare l'antica arte della carta fatta a mano.
La sua sede operativa è una vera cartiera storica, Le Carte: un edificio costruito all'inizio del Settecento e ampliato pochi anni dopo, che dal 1860 appartenne alla famiglia Magnani e dove la carta a mano si è prodotta fino al 1992. L'associazione del museo l'ha acquisita all'inizio degli anni Duemila.
Cosa si vede nella cartiera
La visita attraversa gli ambienti dove si svolgevano le diverse fasi della lavorazione. Nella sala delle pile a maglio si capisce come la forza dell'acqua venisse trasformata in lavoro; nella sala dei tini si vede come si formava il foglio, immergendo la forma nella pasta di carta; in esposizione ci sono le filigrane, i segni che identificavano la carta di una cartiera. C'è poi lo spanditoio, il locale in cui i fogli venivano stesi ad asciugare, riconoscibile dalle caratteristiche finestre regolabili per governare l'aria.
Il museo organizza anche laboratori didattici sulla storia e sulle tecniche della carta a mano, un'esperienza interessante anche per i ragazzi. Prima di andare, verificate aperture, visite e attività sul sito ufficiale del Museo della Carta di Pescia.
Proseguire nella Valleriana
Da Pietrabuona la strada sale verso gli altri borghi della Svizzera pesciatina, tra boschi e piccoli paesi in pietra. Trovate le informazioni nella pagina sulle Dieci Castella e, per chi ama camminare, nella guida alle Dieci Castella a piedi. Nella stessa zona si coltiva un prodotto molto particolare, di cui parliamo nell'articolo sul fagiolo di Sorana.
La Valleriana a due passi
Da Casa Nonno Dino, a Pescia, la valle delle cartiere è a pochi chilometri: rientrate la sera in un appartamento di 100 mq con giardino e parcheggio privato gratuito.